Migliorare la vita dei pazienti ascoltando il loro punto di vista sull’esito di un trattamento. Su questo assunto si muove oggi il Gruppo PRO4All, con l’intento di implementare anche in Italia l’utilizzo dei dati raccolti direttamente dai pazienti nelle decisioni che riguardano la ricerca clinica e i percorsi regolatori dei farmaci.
Un confronto tra ministero della Salute, istituzioni regionali, Istituto superiore di sanità e le principali società scientifiche del mondo cardio, cerebro e vascolare - Anmco, Gise, Sic e Sicve – per discutere dell’urgenza di avere un Piano nazionale per le Malattie Cardio, Cerebro e Vascolari.
Due italiani su dieci soffrono di dolore cronico. Sono 9,8 milioni gli italiani che soffrono di dolore cronico di intensità moderata o severa. Corrispondono al 19,7% degli italiani maggiorenni: due su dieci.
La rinuncia alle cure tra gli over 65 in Italia è un problema significativo che richiede attenzione, un fenomeno che si è accentuato durante la pandemia di COVID-19 e che nel biennio 2021-2022 secondo la stima della sorveglianza Passi d’Argento dell’Iss, ha coinvolto oltre 3 milioni di anziani.
Il Servizio sanitario nazionale sta vivendo uno dei momenti più delicati della sua storia. È quindi necessario e indispensabile ripensare le politiche sanitarie e quelle regolatorie in modo da guidare l’innovazione, assicurarsi la sostenibilità del sistema e garantire l’aderenza terapeutica: in poche parole, essere al fianco del paziente.
I farmaci antidepressivi non rappresentano un pericolo per le persone con malattia cardiaca - per le quali l’incidenza di depressione arriva al 30% rispetto al 5-7% della popolazione generale - né per chi ha avuto un infarto miocardico, né per chi soffre di dolore toracico funzionale e né per chi è affetto da una malattia coronarica.
In Italia il dolore cronico colpisce 10 milioni di persone ma rappresenta uno dei grandi aspetti taciuti della società, rimanendo spesso sottovalutato e relegato a una questione privata.
Nonostante il finanziamento del Servizio sanitario nazionale sia passato da circa 114 miliardi del 2019 agli oltre 124 mld del 2022, per arrivare ai 134 mld del 2024, al contrario il livello di rinuncia alle cure dei cittadini che ne avrebbero avuto necessità nel 2022 (Istat - ultimo dato pubblico disponibile) è peggiorato rispetto a quello del 2019 (pre pandemia): dal 6,3% del 2019 si è passati al 7% del 2022, con un incremento di 0,7 punti percentuali.
I nemici del cuore e delle coronarie sono tanti e vanno ben al di là di quelli tradizionali, i cosiddetti fattori di rischio modificabili o SMuRFs (colesterolo, diabete, ipertensione, fumo). Se di certo i grandi ‘classici’ non sono da trascurare, va anche detto che almeno il 15% degli infartuati non presenta alcun fattore di rischio noto. È dunque necessario allargare la visuale e far luce sui nuovi pericoli dai quali proteggersi.
L’Italia è un Paese con un numero elevato di anziani, spesso non autosufficienti, che è destinato a salire ulteriormente nei prossimi anni. In tale contesto, per far fronte ai crescenti bisogni, diventa centrale l’assistenza domestica che però nel sistema italiano è spesso basata sul lavoro sommerso e poco regolato.
All’aperto non è un problema, ma se penetra all’interno di case e uffici, e lì resta, può danneggiare la salute. Oltre ad essere la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo è un fattore di rischio per l’ictus. Il radon è un pericolo subdolo perché invisibile, inodore, incolore e insapore
Dimostrata per la prima volta in vivo l’efficacia di un approccio terapeutico che spegne geni patologici, da effettuare una sola volta nella vita. Dopo l’editing genetico, cioè la modifica mirata della sequenza di Dna di un gene, arriva quello epigenetico, cioè la possibilità di modulare il livello di attivazione di un gene senza intervenire sulla sua sequenza.
Prendersi cura di chi si prende cura. È questo, in sostanza, che ci si aspetta da una società che fa affidamento sui caregiver per l’accudimento delle persone non autosufficienti.
Quattro italiani su 5 hanno esperienza diretta o indiretta con la disabilità. Un intervistato su 5 ha un familiare disabile. Eppure, c’è ancora disagio e impaccio – in circa il 50% dei casi - di fronte a chi vive questa condizione.
Invecchiamento della popolazione, migrazioni, innovazione tecnologica e digitale, nuove terapie biologiche e genetiche: tutte parti di un puzzle, quello della sanità, di cui si può intuire un quadro d’insieme, ma che ancora non consente di comprendere con assoluta chiarezza cosa ci aspetta in futuro.
C’è Franco, 65 anni, che non ricorda nessuna parola e oggi riesce a dire soltanto «sempre». C’è Dina, che ama la musica classica e che, dopo l’ictus, si rifugia in Bach e Chopin per recuperare «il mondo di ieri», quel mondo di ricordi e sensazioni che il danno cerebrale le ha portato via.
Domenica 21 aprile è andato in onda Un Gesto Semplice, un nuovo docufilm che racconta come ci si rialza dopo un ictus, come si torna alla vita, come si scopre un nuovo destino, una forza diversa. Chi subisce un ictus attraversa improvvisamente un confine sconosciuto, dove tutto è diverso, dove spesso si deve imparare di nuovo a parlare, a camminare, ad essere stessi, o un altro sé.
In occasione di Aprile mese della prevenzione, A.L.I.Ce. Italia Odv accende i riflettori su questo legame molto pericoloso